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Ciao, sono toby

Slave ed esploratore erotico

Mi presento brevemente.

 

Sono uno slave, proprietà di un Master bisex dal 2015.

 

Mi sento slave fin da piccolo. 

Per me essere schiavo non è un gioco o un ruolo, ma parte della mia indentità.

Fin dalle elementari sono stato attratto dai piedi maschili e dalla schiavitù.

Circa la passione per i piedi, ho iniziato così per gioco a leccare i piedi di un coetaneo vicino di casa, alle elementari. E, da lì in poi, non ho smesso mai. Ricordo che inventavo giochi e punizioni con gli amici pur di leccare i loro piedi.

I piedi maschili mi hanno affascinato da sempre. 

Se quando da piccolo era un gioco, alle medie ho iniziato a farmi qualche interrogativo e chiedermi perché avessi una simile attrazione; nell’adolescenza le calze sudate e scarpe odorose dei compagni erano davvero irresistibili per me; nella gioventù da una parte sognavo di diventare un leccapiedi a vita di qualcuno dall’altra ne ero confuso; diventando adulto ho acquisito maggiore consapevolezza e serenità… e pian piano quel senso di colpa, quella sensazione di essere sbagliato, malato, perverso… ha ceduto il posto alla coltivazione di alcune relazioni più o meno fisse a base di footworship.

 

Riguardo alla schiavitù, ricordo che nel 1978 venne trasmessa per la prima volta in Italia la miniserie televisiva “Radici”, basata sul romanzo omonimo di Alex Haley, che raccontava la storia della famiglia africana dei Kinte, il cui ultimo rampollo – Kunta – viene catturato ad appena 17 anni dagli schiavisti inglesi nel Gambia del XVIII sec. e condotto nella colonia britannica del Maryland e poi nelle piantagioni della Virginia. Ricordo ancora oggi molto vividamente che, quando Kunta Kinte veniva legato e frustato a sangue, io mi eccitavo moltissimo, sognando di essere al suo posto. La frusta, il suo sibilo e quei meravigliosi tagli sulla schiena mi facevano impazzire. E avevo solo 7 anni!

 

A 15 anni sono entrato in seminario e ho iniziato il percorso per diventare sacerdote. Un cammino lungo e travagliato, perché non ho mai nascosto la mia identità di genere e orientamento sessuale; e questo mi ha creato non pochi problemi, costringendomi a passare da un seminario all’altro e, alla fine, trasferirmi in Sardegna per riuscire ad essere ordinato prete.

Una volta raggiunta l’ordinazione (16 novembre 2002), ho iniziato a guardarmi in giro, per cercare qualche avventura kinky nell’isola. Ma, ai tempi, in Sardegna non si trovava praticamente nulla di serio. Solo dopo un paio di anni di ricerca, incontrai un Master che viveva ad Olbia (dal lato opposto rispetto a dove mi trovavo io); e, causa la distanza, ci siamo visti due/tre volte in tutto. Quella è stata la mia prima vera esperienza BDSM. E, devo dire, che è stata molto intrigante. Ricordo ancora con grande piacere, eccitazione e profonda riconoscenza, le prime due giornate intere passate al suo servizio e sotto le sue sevizie. Tra dirty feet worshipping, pissing, farting, milking, spitting, electro, wax play, flogging, bullwhipping, bondage, mummification… fu la mia vera indimenticabile iniziazione al BDSM… che mi ha confermato nella mia convinzione di essere e voler vivere come slave.

Anche a seguito di queste esperienze, ho iniziato a ripensare al mio sacerdozio; o meglio a interrogarmi sulla mia appartenenza ad un sistema omofobo e sessuofobo, quale è la Chiesa Cattolica. Sentivo sempre più forte un bisogno personale di autenticità e integrità: volevo, cioè, poter vivere fino in fondo la mia identità di genere e il mio orientamento sessuale (con tutte le sue sfumature fetish, kinky e BDSM) senza maschere o schizofrenie di sorta: non ritenevo corretto né psicologicamente sano fingere o stare in doppie vite, come fanno molti preti. Volevo essere me stesso fino in fondo alla luce del sole.

 

Nel 2005 il Vaticano e il Vescovo della diocesi in cui mi trovavo hanno avviato un processo canonico contro di me, che ha accelerato i tempi della mia uscita. Così nel 2012 me ne sono andatə definitivamente dalla Chiesa Cattolica.

 

Da lì in poi mi sono sentito libero di vivere appieno la mia sessualità e determinato a seguire fino in fondo la mia “vocazione” alla schiavitù.

 

Eh sì: la chiamo così, perché personalmente io non vivo il BDSM come un gioco erotico, ma come uno stile di vita totalizzante. E anche come un percorso spirituale profondo e radicale.

 

Dopo diversi anni di incontri con persone più o meno dominanti, finalmente ho trovato un Master pienamente in linea con il mio sentire e il desiderio di vita in schiavitù totale h24.

 

Quindi, dopo un lungo periodo di reciproca conoscenza e sempre più assidua frequentazione, nel 2015 siamo giunti alla decisione di iniziare ufficialmente e con determinazione un rapporto di schiavitù a tutti gli effetti. Ho redatto una prima bozza di Contratto di schiavitù, che ho sottoposto al mio Master. E, dopo alcune sue integrazioni, il 1° dicembre 2015 l’ho firmato e gliel’ho consegnato ritualmente, sancendo così l’inizio vero e proprio della mia schiavitù sotto di Lui. Il Contratto è un atto di totale donazione e immolazione tolate al Master per il suo godimento e divertimento, in schiavitù volontaria, informata e consensuale.

 

Nel frattempo ho anche incontrato una chiesa cristiana inclusiva, nella quale posso continuare a vivere la mia spiritualità ed essere, contemporaneamente, slave alla luce del sole: la Metropolitan Community Churches (MCC) nella quale sono diventato pastore, guida di una comunità di persone sparse sul territorio italiano.

In questa chiesa tutto sanno che io sono slave di proprietà. E va benissimo così. Nessuna persona nella MCC mai mi ha creato problemi a riguardo.

 

Personalmente non sento alcuna contraddizione tra i due aspetti: essere pastore e slave insieme.

 

Come scrissi tempo fa in un articolo intitolato “Misticismo BDSM” e pubblicato su una rivista LGBT+: “l’esperienza che io faccio mentre sono al totale servizio del mio Master, è a tutti gli effetti una esperienza di unio mystica col Divino, con l’Assoluto, col Tutto, con l’Uno (…) Per me, infatti, il sadomaso non è semplicemente una pratica sessuale spinta, ma è la mia spiritualità, il modo in cui io mi trascendo e in cui vivo e pratico la religione, il legame profondo col divino; è la mia religione”.

 

Condivido in pieno le seguenti parole presenti nel libro Sacred Power, Holy Surrender: “Sono arrivato a comprendere che la devozione è uno stato o un’esperienza personale interiore, che non dipende dal Dio a cui siamo devoti, dal momento che Dio è dappertutto. Così, quando mi dedico con devozione al mio Master, ecco che immediatamente sperimento la beatitudine e pace che si prova quando si è devoti verso Dio.” (in: edited by Raven Kaldera, Sacred Power, Holy Surrender: Living A Spiritual Power Dynamic, 1996, Hubbardston MA, Alfred Press, 124).

 

Ora, dopo diversi anni di schiavitù “parziale” (non vivendo fisicamente al Suo Servizio), abbiamo coronato un grande traguardo: vivere in schiavitù 7/24/365. Durante il lockdown, abbiamo trovato un rustico (che stiamo ristrutturando) con annesso un terreno di 10.000mq sulle colline dell’entroterra di Pescara, dove finalmente mi posso dedicare anima e corpo al servizio del Padrone.

 

Ecco in sintesi la mia prima presentazione.

Se vuoi ulteriori informazioni, oltre a proseguire la lettura del blog, puoi contattarmi via mail: tobyslave@proton.me

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